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La Loggia ritrovata nel “Giardino dei Ciucioi” a Lavis

In qualità di curatori di Itinerari Latomistici, ci sforziamo di cercare posti poco noti dove vi siano tracce del simbolismo Ermetico e di vestigia massoniche del passato.

Sovente anche flebili scie possono celare interesse per qualcosa che non è balzato agli onori della cronaca ed al grande pubblico, ma ciononostante alcuni luoghi possono custodire qualcosa di realmente interessante e poco noto.

Siamo in Trentino nel comune italiano di Lavis situato nella val d’Adige ad una decina di chilometri a nord di Trento presso lo sbocco della val di Cembra, bagnato dal torrente Avisio (Lavìs in dialetto trentino) da cui ne deriva il nome.

Ci troviamo d’innanzi ad una creazione voluta dal suo ideatore Tommaso Bortolotti un eclettico personaggio che fu molto influente nella sua comunità, ove ne divenne sindaco fra il 1830 ed il 1832. Ricco mercante di grano e tabacco, nacque il 5 novembre 1796, nel giorno in cui le truppe napoleoniche, dopo la prima invasione del 5 settembre 1796, abbandonarono la zona di Lavis ed il Principato Vescovile di Trento. Trascorse la sua giovinezza in quel clima bellico, in un particolare periodo storico violento ed allo stesso tempo stimolante dal punto di vista culturale per il clima riformista tipico del regime napoleonico. Visse esperienze caratteristiche di quegli anni, ove a soli 13 anni interiorizzò la drammaticità di un conflitto, infatti nel 1809, scoppiò la rivolta guidata da Andreas Hofer, esperienza da lui guardata con gli occhi di un adolescente, ed a seguire, i drammi che si consumarono nella natia Lavis fra il 2 ottobre ed il 5 novembre di quell’anno, ove vi furono 44 fucilati in Piazza Loreto, la fame, il saccheggio e la carestia.

Nel prosieguo della sua adolescenza nei primi anni del XIX secolo, suo padre ricoprì l’importante ruolo istituzionale di “Regolano” nel mutato scenario storico dovuto all’invasione della Armata dei Grigioni ed al processo di secolarizzazione del Principato Vescovile di Trento. Alcuni suoi avi in passato avevano già ricoperto questo importante incarico, infatti scorrendo l’elenco dei Regolani della comunità di Lavis, troviamo: Udalrico Bortolotti regolano nel 1744; Tommaso Andrea Bortolotti (padre di Tommaso) regolano nel periodo 1794-1795 e nel 1800- 1801. Nel 1759 troviamo un certo Giovanni Michele Bortolotti sindaco di Lavis, ed ancora, nel 1706 Giovanni Domenico Bortollotti, Francesco Virgilio Bortolotti nel 1714. L’attività politica negli anni 30 dell’Ottocento condotta da Tommaso Bortolotti è quindi in linea con quella dei suoi avi, seguendo difatti una tradizione familiare.

Rimasto orfano di padre e di madre nel 1817, continuò le redditizie attività di famiglia.

La famiglia Bortolotti era proprietaria di una filanda, un tempo mulino (mulino dal Sale), nei pressi del ponte di ferro. I Bortolotti divennero proprietari della filanda nel XVII secolo, esattamente quando nel 1643 il maestro mugnaio Giacomo Bortolotti di Vigo Meano comprò l’edificio alla famiglia dal Sale. Tommaso Bortolotti, riuscì ad accrescere le fortune paterne, divenendo molto ricco al punto di poter investire gran parte dei propri beni per la costruzione del suo Giardino dei Ciucioi, una sua chimera che ancora oggi domina il torrente Avisio: «A chi viaggiando sulla ferrovia elettrica Trento-Malè o sulla strada ereriale per il Brennero, imbocca il ponte di Lavis, si presenta una fantastica scena di mura merlate, di balconi pensili, di serre e di terrazze che ad onta delle ingiurie del tempo decorano l’ultima falda meridionale del colle detto Il Paion, con una varietà appariscente di linee e di colori.» 1

Sposò la causa politica legata al movimento per l’autonomia del Titolo italiano, ove ebbe un ruolo attivo nella politica locale. Viaggiò molto ed entrò in contatto con ambienti massonici, ove fu iniziato all’Arte Reale.2 Questa esperienza fondamentale nella sua vita, lasciò una traccia importante nella realizzazione del suo sogno al quale dedicò buona parte delle sue ingenti fortune. Se oggi non abbiamo un disegno del progetto originale del giardino dei Ciucioi, è probabilmente perché non è mai esistito. Era tutto in continua dinamica evoluzione nella testa del suo unico ideatore, quel Tommaso Bortolotti che spese una fortuna (ben 60.000 fiorini), per creare un giardino romantico sopra Lavis. La realizzazione del Giardino dei Ciucioi fu lunga e stratificata (1840-61) e fu fortemente voluta dal Bortolotti, poiché desiderava essere qualche cosa di più di una curiosa e grandiosa scenografia in pietra3.

La costruzione piramidale simboleggia il percorso allegorico verso la Conoscenza, i terrazzamenti progressivi simboleggiano un Cammino di Luce verso l’illuminazione. Una Via Ermetica, che per sua stessa natura non può che essere riservato a pochi Iniziati in grado di coglierne la complessa struttura dei numerosi simboli, che il percorso cela. La continua e progressiva ricerca negli anni, ha plasmato nella roccia mutevoli scenari che ne contraddistinguono la struttura. Molta attenzione va dedicata a due corpi della costruzione che per la loro stessa natura e per i nomi che il Fratello Borlotti gli conferì, rammentano scenari esoterici. Volle creare la cosiddetta “stanza dei fuochi”, quella dei “crociati”, ed il “castello”.

Si tramanda negli ambienti massonici locali, che in queste sale da lui progettate e fortemente volute si riunisse una Loggia Massonica. La stanza dei Fuochi si ritiene fosse adibita alle Iniziazioni ed alle Tornate Rituali, mentre quella dei Crociati destinata alle Agapi fraterne4.

La costruzione del Castello, unita ai porticati e ad un percorso fatto di terrazzamenti degradanti, serre, logge, vani, anfratti e nicchie nella roccia, lascia intendere che il suo intento fosse quello di creare una realtà diversa, eclettica e fuori da ogni routinaria forma architettonica. Senza figli e senza eredi, volle dedicarsi spasmodicamente alla costruzione di questo Tempio nella Roccia, ornato da piante rare ed esotiche, palmizzi rigogliosi, magnolie, aranci, limoni, nespoli del Giappone ed erbe aromatiche.

Questa diversa chiave di lettura, spiegherebbe l’origine di questa ambiziosa struttura che per sua stessa natura appare insolita e volutamente Ermetica.

Parrebbe quindi alla luce di queste notizie, che Bortolotti coniugando la sua passione per la botanica con l’Ermetismo, volle edificare un Tempio Massonico da dedicare alle Tornate Rituali.

Ad un certo punto della sua vita, decise di ritirarsi sul doss Paion, nei pressi della casa dov’era nato (e dove si trovava il mulino di famiglia), dando vita a quel suo visionario progetto. Nel 1860 il giardino dopo oltre vent’anni era pressoché compiuto. Ad avvalorare questa teoria che vuole il “Giardino dei Ciucioi” come un Tempio nella Roccia, oltre quanto già descritto, lascia riflettere il fatto che Bortolotti non avesse figli e pare neanche consorte, quindi tutti questi spazi così ampi e vasti viene spontaneo chiedersi a chi fossero rivolti? Verosimilmente la sua visione non era quella di un uomo solo, ma di una personalità che con progressiva progettualità, decide di sviluppare un Opera per una comunità esoterica, un percorso fortemente simbolico a rampa elicoidale, alla cui sommità si trova la casa del giardiniere, in cui si susseguono terrazzamenti e curiose strutture: la facciata di una chiesa neogotica, un castello con porticato, un criptoportico, una loggia rinascimentale, delle guglie moresche, tutti elementi che sicuramente ammantano un celato fil rouge, che li lega in maniera sottile.

Innegabile la sua passione per le piante e le serre, che aveva indotto il Fratello Bortolotti a pensare anche ad una serie di astuzie architettoniche, che consentivano al giardino di sopravvivere anche ai rigidi inverni dell’Adige. Piccoli condotti intonacati, costruiti come caminetti (e in uno è stata trovata anche la data “1849”), captavano l’area calda, e la diffondevano nelle serre. Un insieme di canalette, invece, raccoglievano e trasportavano l’acqua piovana, che veniva poi conservata in piccole vasche. «Non era solo una costruzione estetica, ma aveva aspetti funzionali molto interessanti»5. Il tutto ornato da rare piante esotiche, coltivate in vaso e custodite in grandi serre riscaldate da stufe a olle e caminetti, arricchivano il patrimonio botanico del giardino.

Tutti questi elementi ci portano, anche se con la dovuta prudenza, a pensare che il “Giardino dei Ciucioi” a Lavis, possa essere una Loggia ritrovata, e che questa eclettica struttura custodisca ancora ulteriori segreti che meritano di essere rivelati con ulteriori approfonditi studi. Andrebbe analizzato ulteriormente il significato di quella peculiare acropoli, un illusorio parco archeologico, una misteriosa cittadella di roccia in cui parrebbe si incrocino le influenze di numerose architetture del mondo. Dalle piramidi a gradoni che guardano all’antico Egitto ed alle culture precolombiane, ai castelli crociati, nel poliedrico gusto eclettico che fu tipico di quell’epoca, il quale si sposa in questo sito opportunamente anche con la voga romantica ed un po’ decadente delle rovine. Una suggestiva macchina del tempo il Giardino dei Ciucioi (nome che deriva dalla corruzione del tedesco zu Zoll, “al dazio”), alla quale si accedeva in origine per via di un camminamento a spirale in un emblematico gioco di luce ed ombra. Tutto appare sospeso fra esoterismo coniugato ad un mondo dalle tinte fantasy incorniciato da rupi, punteggiato di cipressi ed animato da suggestive fontane. Un mondo Ermetico, delineato da mura merlate e arcani criptoportici, balaustre pensili e loggette rinascimentali, grotte e finti ruderi sulla roccia viva collegati da ripide scalinate, rampe a volta, passaggi a trincea analoghi a quelli degli antichi manieri trentini. Fulcro del complesso, i sette terrazzamenti (7 numero fortemente legato alla Massoneria ed al Magistero, emblema della compiutezza e della ricerca spirituale) coronati all’Apice dal Tempio della Sapienza, facciata realizzata a timpano e pinnacoli con un orologio dipinto come rosone centrale.

Il Bortolotti visse intensamente per realizzare questa opera immensa ed ivi vi morì nel 1872, proprio in una delle sue tanto amate serre, cadendo accidentalmente da una scala, mentre tentava di chiudere una finestra in una notte tempestosa. Precipitò urtando col capo una pietra. Poco dopo si spense a Lavis il 9 aprile 1872 senza discendenti. Dopo la sua morte, con il passare degli anni, il giardino finì col deperire progressivamente. Durante la Grande Guerra, le serre furono smontate, ed utilizzate per costruire le baracche dei soldati.

Nel 1999 il giardino è stato acquistato dal Comune di Lavis e dal 2000 è stato oggetto di un progetto di restauro. Più recentemente è stato riaperto al pubblico per visite guidate e per ospitare manifestazioni culturali cittadine6.

 

Le visite guidate si effettueranno a gruppi di massimo 20 persone con prenotazione presso la Segreteria del Comune di Lavis. Info: 0461.248140 / 0461.248174.

 

Bibliografia

Andrea Casna, Davide Allegri, Lavis nel vortice delle guerre napoleoniche, Comune di Lavis, 2010
Andrea Brugnara, I luoghi dell’arte e della storia del Comune di Lavis, Comune di Lavis, 2006
Andrea Casna, I torbidi popolari di Lavis nel 1792, potere politico e rivolta sociale in una comunità di antico di regime, tesi di laurea, 2005/2006
Alessandro Pasetti Medin, Architettura e decorazione dell’Ottocento, in Storia del Trentino, Volume V, L’età contemporanea, 1803-1918, Il Mulino, 2003, pp. 491-514
Andrea Casna, La rinascita del Giardino dei Ciucioi, L’Adige, 26 agosto 2010

 

1 http://www.comune.lavis.tn.it/Vivere-a-Lavis/La-cittadina-di-Lavis/Cosa-puoi-visitare/Il-giardino-romantico-dei-CIUCIOI
2 Carlo Sette, Il Giardino Bortolotti detto Ciucioi in Lavis, 1927 pag. 31
3 Andrea Casna, La rinascita del Giardino dei Ciucioi, L’Adige, 26 agosto 2010
4 Paolo Andreatta LA MASSONERIA IN TRENTINO – Dall’Ottocento ai nostri giorni – 2016 Edizione Riservata Collana Rebis
5 intervista al direttore dei lavori, Claudio Micheletti
Copia archiviata, su trentinocorrierealpi.gelocal.it

1 Commento

  1. paolo stato

    Cari amici di Phoenix,
    anche questo sito è veramente unico da trovare.
    Non avevo minimamente idea che potesse esistere una loggia sperduta in un paesino del trentino. Mia madre era originaria di quelle parti dell’Alto Adige e mi fa piacere sapere che oltre alle valli, alla neve ed ai boschi vi fosse una realtà massonica già dall’ottocento.
    Grazie per l’informazione, chissà se un mio nonno o qualche parente ne faceva parte. Mi piacerebbe scoprirlo
    Paolo Stato da Padova

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Gran Maestro

Il Ser.·.mo Fr.·. Domenico Vittorio Ripa Montesano.·. è nato in un'antica Famiglia con ininterrotti Tramandi Iniziatici e Massonici, giunti alla quarta generazione. Iniziato all’Arte Reale in giovanissima età, ha ricoperto ruoli apicali nell’Istituzione rivestendo prestigiosi crescenti incarichi, che lo hanno portato oltre un decennio fa a giungere al Grande Magistero. Attivo in numerosi Cenacoli Iniziatici Nazionali ed Internazionali, con l’unanime supporto dei Fratelli, Governa dalla sua Fondazione la Gran Loggia Phoenix degli A.·.L.·.A.·.M.·. Scrittore, Saggista e relatore in numerosi convegni nazionali, è autore di molteplici pubblicazioni e studi esegetici sui Rituali della Massoneria degli A.·.L.·.A.·.M.·. . Cura la Collana "Quaderni di Loggia" per la Casa Editrice Gran Loggia Phoenix® da lui Diretta.

Facta non Verba

"FACTA NON VERBA" è la Divisa* della Gran Loggia Phoenix degli A.·.L.·.A.·.M.·. ed esprime sintetizzandolo un aspetto fondamentale della Nostra Filosofia di Vita, che diviene un abito mentale da riverberare positivamente anche una volta usciti fuori dalle Colonne.


* E’ il Motto tracciato su un cartiglio. Nel Nostro Stemma Araldico in lettere Azzurre su nastro d’Oro, incorniciato e sorretto da due rami di Acacia. Esprime in maniera allegorica pensieri o sentenze, definite anche imprese araldiche. Nella Tradizione dell’aspilogia sono costituite di corpo (figura) e anima (parole).