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Blog Weekend Latomistici

Il Museo della Farmacia Mazzolini-Giuseppucci – Fabriano

Carissimi lettori, oggi vi presentiamo il Museo dell’Antica Farmacia Mazzolini-Giuseppucci, a Fabriano, un luogo affascinane che rappresenta ed ha rappresentato da più di un secolo un riferimento imprescindibile non solo per la salute del corpo, ma preziosa fonte di nutrimento per lo Spirito; un luogo di ritrovo per circoli laici ed intellettuali, che si riunivano attorno alla poliedrica figura del Fratello Ermogaste Mazzolini∴, attratti dal fascino delle figure intagliate dal Massone Adolfo Ricci∴ che ne hanno fatto un piccolo Tempio eretto al progresso scientifico.

Il richiamo alla Massoneria ci proviene dalle figure di Mazzolini∴ e di Ricci∴, entrambi Liberi Muratori, che hanno coniugato le loro conoscenze alchemiche ed esoteriche in un luogo che la tradizione tramanda fosse adibito anche a Tempio Massonico.

Lasciamo la descrizione al graditissimo contributo che ci ha inviato la gentilissima dott.ssa Elisa Latini in qualità di curatrice del Museo “Antica Farmacia Mazzolini-Giuseppucci”, ed oltre lei, ringraziamo anche il titolare  dott. Vito Giuseppucci.


Il MUSEO DELLA FARMACIA MAZZOLINI-GIUSEPPUCCI, UN MONDO A PARTE

Affacciato lungo il corso principale di Fabriano da più di un secolo, nel 2010, dopo venti anni di chiusura, un magico scrigno ha riaperto le sue porte al pubblico: è l’antica farmacia Mazzolini-Giuseppucci, perla inestimabile del neogotico italiano, sottoposta a vincolo di tutela ministeriale dal 1983 per il suo eccezionale interesse storico e artistico. Varcandone la soglia oggi come ieri si ha l’impressione di entrare in un mondo a parte, in cui immagini immortali scolpite nel legno ci guidano attraverso il racconto affascinante del progresso scientifico e tecnologico tra Settecento e Ottocento e ci riportano nel fervente clima culturale e politico di quegli anni.

STORIA

La storia della farmacia Mazzolini non è solo la storia di un luogo, ma anche quella di una comunità, che nel corso dei decenni ha scelto questo posto come riferimento per la cura della propria salute e probabile sede d’elezione per riunioni di circoli intellettuali laici, scientifici, politici, massonici.

Nell’Ottocento la famiglia Mazzolini viveva a Fabriano ormai da tempo, destinando i suoi rampolli alla professione farmaceutica.

Ermogaste Mazzolini (1849-99), figlio di Perseo, cresce così tra alambicchi e mortai, tra medicamenti e spezie, nel secolo in cui in Italia il fermento politico che porterà all’Unità è travolgente e nel mondo la scienza sperimentale sta velocemente rivoluzionando la qualità della vita quotidiana.

La farmacia di famiglia si trovava nel pieno del centro storico già da decenni, lungo l’allora Corso Vittorio Emanuele II. Tutti passavano di qui, e per molti tra medici e cittadini quella dei Mazzolini era la farmacia di fiducia.

Ermogaste era un professionista preparato, ma anche un uomo di scienza e di intelletto, fortemente impegnato nella vita politica e culturale. Così, quando nel 1892 lo scultore perugino Adolfo Ricci viene chiamato a Fabriano a ricoprire la cattedra d’intaglio nella Scuola Professionale d’Arti e Mestieri è naturale che tra i due, ferventi patrioti ed entrambi appartenenti alla Massoneria, nasca un sodalizio destinato a dar vita ad un grandioso progetto. Tra il 1895 e il 1896 Ermogaste decide di rinnovare la sua farmacia e commissiona ad Adolfo l’intera decorazione degli arredi, con l’intento ambizioso di farne un piccolo tempio eretto alla scienza sperimentale e ai suoi illustri interpreti.

Ricci ne farà il suo capolavoro assoluto: l’intera superficie – pareti, soffitto e bancone – è ricoperta di intagli lignei in acero ed ebano eseguiti con le tecniche più svariate (dal tutto tondo al bassorilievo), che attraverso ritratti e scene allegoriche illustrano il percorso del progresso scientifico tra il XVIII e il XIX secolo; lo spirito delle sue rappresentazioni fa di questo luogo un contraltare laico in una cittadina di provincia come Fabriano, da sempre soggetta al potere papale.

Alla farmacia era collegato un laboratorio galenico in cui dedicarsi alla preparazione dei farmaci ed era dotata di un corredo di sostanze esemplare, come testimonia la rara collezione di vasi in porcellana e contenitori da farmacia che Ermogaste aveva commissionato alla manifattura Ginori di Doccia. Nel corso del tempo i Mazzolini seguono i progressi della disciplina e i cambiamenti apportati dall’avvento dell’industria farmaceutica ma nel 1932 la farmacia viene ceduta: per circa vent’anni si succedono  diverse gestioni finché, nel 1954, viene acquistata dalla famiglia Giuseppucci.

I Giuseppucci vi lavoreranno affiancando alla vendita di farmaci industriali la preparazione di specialità galeniche, arte che continueranno a coltivare con passione, e lasceranno questa sede storica nel 1982, mantenendone comunque la proprietà.

A questa famiglia,  giunta alla terza generazione di farmacisti, appartiene ancora l’attaccamento ad una tradizione nobile e a questo luogo che la incarna. Così nel 2010, dopo accurati restauri, l’antica farmacia Mazzolini-Giuseppucci riapre al pubblico come “museo di se stessa” e fa rivivere la propria storia nel progetto di cosmesi naturale artigianale 1896 Scienza e Natura.


ADOLFO RICCI

Quella dell’intagliatore e plasticatore Adolfo Ricci è una figura complessa e affascinante, certamente emblematica dello spirito del suo tempo.

Nacque a Perugia il 7 maggio del 1834 da Annunziata Barlam e Zaccaria Ricci. Figlio d’arte (anche il padre era intagliatore e decoratore), ancora giovanissimo scoprì le grandi passioni che avrebbero ispirato e condizionato tutta la sua vita: l’amore per l’arte e la fede politica unitaria e repubblicana.

Era un uomo ormai maturo quando si stabilì a Fabriano ma è tra Perugia e Roma, per motivi ora politici ora di lavoro, che trascorse la prima parte della sua avventurosa esistenza.

A 13 anni il giovane Adolfo entra all’Accademia di Belle Arti di Perugia e solo due anni dopo  si arruola coi garibaldini per difendere la Repubblica Romana dall’esercito pontificio alle mura di San Pancrazio. Si trovava proprio a Roma il 4 dicembre 1855, quando in piena notte la gendarmeria papalina fece irruzione nella sua casa in cerca di un condannato politico latitante; proprio quella notte la sua prima moglie, Teresa Benvenuti, stava dando alla luce la primogenita Elpina: la donna  non superò il trauma subìto e dopo una lunga agonia morì, lasciando Adolfo con una bimba da crescere.

Nonostante la tragedia e le difficoltà il fervore patriottico di Ricci non si placa: nel 1859, mentre lavorava all’altare di Sant’Ausonio di Spoleto, viene richiamato a Perugia dai suoi compagni per fronteggiare l’esercito di mercenari svizzeri inviati da papa Paolo III a sedare una rivolta liberale e unitaria: la giornata è tristemente ricordata come il massacro del XX giugno; fortunatamente l’artista  sopravvive e con la piccola Elpina si prende cura di decine di feriti.

Dopo l’Unità d’Italia, Ricci poteva finalmente dedicarsi all’insegnamento e all’esercizio della sua arte: si stabilisce nella capitale, dove dal 1875 diviene professore d’intaglio all’Istituto San Michele ed è impegnato in importanti commissioni, tra cui le balaustre del Ministero delle Finanze, gli arredi della sala da pranzo del Principe Sciarra, il portone del Palazzo del Popolo romano.

Nonostante la fortunata carriera si trova però in gravi difficoltà economiche ed è con ogni probabilità per questa ragione che nel 1892, consigliato da un noto industriale della zona, approda finalmente a Fabriano per candidarsi come professore d’intaglio alla Regia Scuola Professionale.

Fu un vero salto di qualità per l’Istituto cittadino, che sotto il magistero di Ricci guadagnò vittorie in diverse esposizioni nazionali e diede vita a una vera e propria scuola d’ebanisteria di prim’ordine. In quegli anni Ricci ottenne inoltre alti riconoscimenti personali, come la nomina nel 1898 ad “Accademico di Merito” nell’Accademia delle Belle Arti di Perugia, la medaglia d’argento di 1° grado all’Esposizione Universale di Parigi del 1900 e infine la nomina a membro dell’Accademia Universale di Belle Arti di Bruxelles.

Quanto il suo spirito fosse acceso e libero lo raccontano anche le sue turbolente vicende sentimentali:  nel 1895 ebbe il secondo figlio, Alceste, da Maria Sarti, ex prostituta che allora gestiva una casa di tolleranza e che Adolfo sposò quattro anni dopo (pare solesse dire “per redimerla, per portarla via da lì”), rendendo legittimo il piccolo Alceste.

Adolfo Ricci morì a Fabriano nel 1904, seguito dal compianto sincero di allievi, amici, compagni di partito e fratelli massoni. I numerosi elogi funebri raccolti dall’amico e primo biografo Pietro Castagnari testimoniano come fosse amato e stimato da tutti per la sua onestà, il coraggio, la coerenza, la bontà d’animo e l’esempio che lasciava come uomo. Riportiamo quello, particolarmente accorato e significativo, del Circolo Guglielmo Oberdan (P.M.I., sezione di Fabriano):

«La morte del

PROF. ADOLFO RICCI

priva d’un soldato “la vecchia disillusa Legione dei combattenti per l’unità d’Italia”, (furono parole di lui), l’arte di un figlio diletto, i figli del genitore affettuoso, ai quali, dopo tanto dolore e tanta lotta, non lascia che un nome intemerato e la miseria.

Gli affiliati a questo Circolo sono invitati al funebre civile accompagnamento.

Fabriano, 6 febbraio 1904».

Come artista aveva invece lasciato a Fabriano il suo immortale capolavoro: gli arredi della Farmacia Mazzolini-Giuseppucci.


LA MASSONERIA

Ripercorrendo la storia della farmacia Mazzolini-Giuseppucci non si può non aprire una parentesi sulla Massoneria, una parentesi che parte dai primi protagonisti principali: Adolfo Ricci ed Ermogaste Mazzolini.

Come si è accennato, Adolfo Ricci espresse il suo impegno politico e i suoi ideali civili anche attraverso la militanza in società segrete, quali forse la Carboneria e certamente la Massoneria, a cui fu affiliato per tutta la vita.

La Massoneria all’epoca in Italia spesso raccoglieva e metteva in contatto intellettuali, uomini di scienza e personalità politicamente attive e di fede mazziniana, unitaria e repubblicana, caratteristiche che accomunano molti degli scienziati ritratti e celebrati nella farmacia Mazzolini.

Ricci venne in contatto con questa realtà già quando era un giovane studente dell’Accademia di Belle Arti di Perugia, dove molti dei suoi compagni erano massoni. Dopo l’Unità d’Italia le consociazioni repubblicane ufficiali furono sciolte e i loro membri furono invitati ad “entrare a far parte delle Logge Massoniche, nelle quali il segreto è rispettato e che difficilmente potranno venire sciolte dal Governo” (così si legge nella lettera informativa scritta dal Prefetto della Provincia di Roma al Questore nel dicembre del 1874); forse anche Ricci seguì questo percorso.

Il suo primo biografo, Pietro Castagnari, lo indica addirittura tra i fondatori della loggia popolare romana “Spartaco” nel 1882, ed è certo che approdato a Fabriano contribuì attivamente alla fondazione della loggia “Gentile da Fabriano”.

Eloquente è l’elogio funebre dei suoi fratelli massoni:

«I Massoni fabrianesi sono invitati a intervenire all’accompagnamento funebre del carissimo fratello

PROF. ADOLFO RICCI

che di libertà, fratellanza ed eguaglianza è stato antico e tenace propugnatore. Egli è morto vagheggiando gli stessi ideali che gli sorridevano a quindici anni, quando prendeva parte alla campagna di Roma del 1849: egli non è mai, né per lusinghe né per avversità, venuto meno agli alti principi della Massoneria.

La Sua memoria sia onorata e imitata!

Fabriano, 6 febbraio 1904».

Secondo un’ipotesi da approfondire e verificare, è possibile che proprio all’interno della farmacia Mazzolini avvenissero riunioni segrete: l’architettura del locale, col maestoso arco a dividere due ambienti, il bancone intagliato posto al di sotto come un altare e la presenza di 6 sgabelli, ricorda non solo quella di una chiesa, ma quella di un autentico tempio massonico.

Un ultimo elemento ci fa presumere che anche Ermogaste Mazzolini fosse affiliato alla loggia fabrianese: il suo ritratto all’interno della farmacia, probabilmente postumo poiché morì nel 1899, è sormontato da una maestosa aquila, simbolo attribuito dai fratelli massoni ai più alti gradi gerarchici. Nello stesso anno l’Officina viene visitata dal gran Maestro Ernesto Nathan.


GLI ARREDI

Gli arredi dell’antica farmacia Mazzolini-Giuseppucci  rappresentano un unicum nel panorama delle farmacie storiche: gli intagli che ricoprono l’intera superficie, dalla porta d’ingresso al bancone e dalle pareti al soffitto senza soluzione di continuità, non sono solo un indiscusso capolavoro del neogotico italiano, ma racchiudono anche il ciclo iconografico più ambizioso tra le antiche farmacie conosciute.

Qui si è infatti voluto erigere un tempio alla scienza sperimentale e alla professione del farmacista, e perché lo spazio fosse sfruttato al meglio la complessa rappresentazione si è sviluppata al di sopra degli eleganti armadi di foggia gotica e sapore perugino, su tre livelli perfettamente integrati.

In due ambienti divisi da un maestoso arco decorato, si snoda la storia delle più importanti conquiste della scienza sperimentale e se ne celebrano i fautori (spesso affiliati a logge massoniche), attraverso ventisei ritratti eseguiti dall’artista e dalla sua bottega con una perizia tale da portare l’artigianato artistico agli onori dell’arte.

In un primo livello sormontano le cuspidi degli armadi quindici busti a tutto tondo, in cui sono effigiati i più illustri protagonisti internazionali delle recenti scoperte scientifiche nei diversi ambiti della chimica, della fisica e della biologia (in ordine alfabetico troviamo a questo livello i volti di Amedeo Avogadro, Claude-Louis Berthollet, Stanislao Cannizzaro, Humphry Davy, Michael Faraday, Benjamin Franklin, Antoine-Laurent Lavoisier, Philipp Eduard Anton von Lenard, Raffaele Piria, Arnaldo Piutti, Sebastiano Purgotti, Victor Regnault, Wilhelm Konrad Röntgen, Francesco Selmi, Alessandro Volta).

Sulle volte a crociera del soffitto ribassato, in tondi scolpiti a basso rilievo, troviamo dieci celebri medici e farmacisti. La loro posizione è simbolica, a indicare un’esaltazione della figura del farmacista: molti di loro richiedevano infatti allo Stato italiano l’istituzione di un corso di laurea specifico per la disciplina farmaceutica, all’epoca ancora subordinata alle facoltà di Chimica e Medicina (in ordine alfabetico troviamo a questo livello i volti di Pietro Albertoni, Giovanni Campani, Arnaldo Cantani, August Wilhelm von Hofmann, Mathieu-Joseph-Bonaventura Orfila, Giuseppe Orosi, Silvio Plevani, Nestore Prota Giurleo, Francesco Ratti, Dioscoride Vitali). A questi si aggiunge l’effige di Ermogaste Mazzolini, fieramente immortalato all’ingresso in un medaglione sormontato da un’aquila.

Nelle lunette retrostanti gli armadi le suggestive figure scolpite nell’acero e nell’ebano tornano a raccontare le loro storie di esperimenti e scoperte, come quella dei raggi X ad opera di Roentgen avvenuta solo pochi mesi prima e qui rappresentata per la prima volta nella storia. Al gusto neogotico si unisce l’eleganza neorinascimentale delle forme femminili in raffinate rappresentazioni allegoriche della Medicina, della Farmacia e di tutte le branche scientifiche da cui il farmacista attinge il suo complesso sapere.

In una esplosione di ricchezza decorativa nulla viene trascurato e anche gli oggetti di pratico utilizzo diventano opere d’arte, come il sensuale portaombrelli (allegoria della Farmacia), il delfino fermaporta, il bancone, i cassettini con i nomi dei medici della città perfettamente inseriti nell’arredo. Il motto galileiano “Omnia in Pondere et Mensura”, scolpito in un tondo sopra l’ingresso, fa da suggello alla narrazione.


I RITRATTI (testi di Francesca Nucera)

  1. Pietro Albertoni (Gazoldo degli Ippoliti 1849 – Bologna 1933)

Specializzato in fisiologia, si laureò in medicina nello studio di Padova. Fu precursore negli studi di medicina legale e di fisiologia sociale. Nel 1833 iniziò a pubblicare, insieme al chimico Guareschi, gli “Annali di Chimica e Farmacologia”, divenuti ben presto la più autorevole rivista di farmacologia e chimica medica.

  1. Amedeo Avogadro di Quaregna (Torino 1776 – 1856)

Tenace cultore di studi matematici e fisici dedicati agli atomi e alle molecole, rivestì importanti incarichi pubblici. Nel 1811 formulò la teoria, nota come Legge di Avogadro, sulla composizione delle molecole degli elementi, enunciando che potevano essere costituite da più atomi e che volumi uguali di gas contenevano lo stesso numero di molecole. Nel 1841 pubblicò i suoi studi nella summa: Fisica dei corpi ponderabili, ossia Trattato della costituzione materiale de’ corpi.

  1. Claude-Louis Berthollet (Talloire 1748 – Arcueil 1822)

Noto come uno dei fondatori della chimica e della fisica contemporanea, si laureò in medicina a Torino nel 1770. Subito dopo si trasferì a Parigi dove conobbe Lavoisier, con il quale collaborò per la pubblicazione del Méthode de nomenclature chimique (1787). Nel 1791 pubblicò gli Eléments de l’art de la teinture, che rappresenta il più sistematico trattato di chimica tintoria dell’epoca.

  1. Giovanni Campani (Siena 1820-91)

Fu docente di farmacologia a Firenze e di botanica e scienze naturali all’Università di Siena dove curò, nel 1860, la preparazione del primo nucleo dell’Erbario. Nella stessa città diresse il Museo di Storia naturale e l’Orto botanico. Nel 1867 compilò il primo catalogo della collezione dei minerali dell’Accademia dei Fisiocratici di Siena, che aveva fondato nel 1861.

  1. Stanislao Cannizzaro ( Palermo 1826 – Roma 1910)

In gioventù fu apprezzato preparatore chimico all’Università di Pisa, nel laboratorio diretto da Raffaele Piria. Il suo contributo alla storia della scienza è di portata universale. Cannizzaro, infatti, con metodo sicuro e chiarezza galileiana trovò i pesi atomici degli elementi, permettendo alla teoria atomica di porsi alla base di tutta la chimica, inorganica e organica. Maestro di una generazione di importanti chimici, Cannizzaro fu accademico dei Lincei e di Francia. Dal 1901 alla morte fu presidente dell’Accademia Nazionale delle Scienze detta dei XL.

  1. Arnaldo Cantani (Hainsbach 1837 – Napoli 1893)

Appassionato di scienze naturali, si laureò in medicina all’Università di Praga. Chiamato in Italia, insegnò nelle università di Pavia, Milano e Napoli. Accanito promotore del “positivismo nella medicina”, sostenne la necessità dell’osservazione sperimentale nello studio delle patologie.

  1. Humphry Davy (Penzance 1778 – Ginevra 1829)

Al Medical Pneumatic Institution di Bristol si distinse per lo studio degli ossidi dell’azoto, scoprendo gli effetti fisiologici del protossido. È considerato il fondatore dell’elettrochimica per aver isolato col sistema elettrolitico prima i metalli alcalini e in seguito gli altri elementi. Dimostrò inoltre che il diamante è composto da carbonio puro. Fu presidente della Royal Chemical Society di Londra dal 1820 al 1827.

  1. Michael Faraday (Newington Butts 1791 – Hampton Court 1867)

Fisico e chimico britannico, nel 1812 frequentò un corso tenuto dal chimico Humphry Davy, del quale divenne poi assistente. Faraday fu il più insigne scienziato sperimentale dei suoi tempi, ottenendo notevoli risultati nello studio dell’elettricità e del magnetismo. Ha gettato le basi per la costruzione sia dei generatori (dinamo e alternatori) sia dei motori elettrici.

  1. Benjamin Franklin (Boston 1706 – Filadelfia 1790)

Scienziato e letterato, fondò la prestigiosa American Philosophical Society. Della sua poliedrica attività di ricerca, la sua scoperta più nota è quella che il fulmine non è altro che una manifestazione di elettricità. Celebre è il suo esperimento sul potere delle punte con il “cervo volante elettrico”, un particolare aquilone utilizzato per catturare scariche atmosferiche durante i temporali, che lo portò a inventare il parafulmine nel 1752. Per la sua attività di politologo è considerato l’ideatore degli Stati Uniti d’America.

  1. August Wilhelm von Hofmann (Giessen 1818 – Berlino 1892)

Ricercatore di chimica organica, fu allievo e assistente di Justus von Liebig. Dal 1861 al 1863 fu membro della Royal Chemical Society di Londra. Rientrato in Germania, fondò la Deutsche Chemische Gesellschaft, una delle istituzioni che maggiormente contribuirono alla riforma della pratica chimica in Europa, valorizzando il ruolo del chimico.

  1. Antoine-Laurent Lavoisier (Parigi 1743-94)

Iscritto alla facoltà di legge studiò privatamente chimica  e scienze naturali. È considerato il fondatore della chimica moderna. Egli affermò che la teoria del flogisto (la terra infiammabile a cui si doveva la combustibilità dei corpi) era errata. Lavoisier comprese la composizione dell’aria, scoprì il ruolo dell’ossigeno nella combustione ed enunciò le leggi della conservazione della massa e degli elementi. Decisivo fu il contributo alla creazione della nomenclatura chimica razionale.

  1. Philipp Eduard Anton von Lenard (Presburgo 1862 – Messelhausen 1947)

Fisico tedesco, studiò a Budapest e insegnò fisica teorica e sperimentale a Heidelberg. Nel 1905 vinse il Premio Nobel per la fisica, per gli studi dedicati ai raggi catodici. Lavorò sulla teoria della fosforescenza e alla misurazione dei campi magnetici con metodi di resistenza elettrica. Convinto nazionalista, durante il periodo nazista fu il principale consulente scientifico di Adolf Hitler.

  1. Mathieu-Joseph-Bonaventure Orfila (Mahon 1787 – Parigi 1853)

Medico, oltre che chimico, studiò a Valencia, Barcellona, Madrid e Parigi. Per le sue numerose e importanti ricerche, è considerato il fondatore della tossicologia moderna. Dopo vari anni di insegnamento all’Università di Parigi, quale decano dell’ateneo attuò un’importante riforma dell’insegnamento della medicina.

  1. Giuseppe Orosi (Pisa 1816 – Livorno 1875)

Chimico elogiato per le sue grandi capacità pratiche e sperimentali, nei suoi scritti emerge l’impegno teorico a supporto di una più approfondita attività empirica. Laureatosi a Pisa, dopo aver partecipato ai moti del 1848 fu docente di chimica farmaceutica a Firenze. Dal 1860 insegnò all’Università di Pisa dove avviò un laboratorio chimico.

  1. Raffaele Piria (Scilla di Calabria 1814 – Torino 1865)

Docente di chimica all’Università di Pisa, fondò l’ “Antologia di scienze naturali” e “Nuovo Cimento”, la rivista scientifica più importante sulla scena italiana. Maestro di una generazione di autorevoli studiosi, il suo laboratorio fu una fucina per lo studio e l’applicazione dei metodi sperimentali. Determinante fu l’impegno di Piria per la creazione di un programma chimico nazionale.

  1. Arnaldo Piutti (Cividale del Friuli 1857 – Conegliano 1928)

Allievo di Ugo Schiff, come il maestro si era specializzato in chimica organica distinguendosi per i suoi studi sull’asparagina. Insegnò nelle università di Sassari e Napoli; in quest’ultima fondò l’Istituto di Chimica Farmaceutica e Tossicologica, che divenne un centro propulsore della ricerca sperimentale italiana.

  1. Silvio Plevani (Iseo 1853 – Pontevico 1905)

Si laureò in chimica farmaceutica a Pavia. Esercitò la professione di farmacista tra Brescia e Milano, divenendo ispettore delle farmacie degli ospedali Fatebenefratelli. A Milano diresse un laboratorio di analisi chimiche, studiando in particolare le applicazioni enologiche.

  1. Nestore Prota Giurleo (Caulonia 1831 – Napoli 1896)

Studiò a Napoli dove aprì una farmacia; come chimico e farmacista si distinse per la ferrea cultura sperimentale. Il suo laboratorio fu il punto d’appoggio per la pratica farmaceutica di tutti i neolaureati del meridione d’Italia. Professore di chimica e scienze naturali, fu direttore delle riviste “Il Farmacista Italiano ed il Medico Pratico” e “Il Piria”. Progettò un curioso apparecchio, chiamato termoleimetro, per rivelare le frodi negli oli.

  1. Sebastiano Purgotti (Cagli 1799 – Perugia 1879)

Formatosi a Perugia dove insegnò per lungo tempo all’Ateneo, fu uno dei più grandi teorici, insegnanti e sperimentatori della chimica. Pioniere della teoria atomica e delle ricerche d’idrologia, Purgotti è autore di uno dei più importanti trattati di chimica dell’Ottocento. Preziosa è stata la sua opera di riorganizzazione delle svariate teorie fisico-chimiche a lui contemporanee, divulgate da Purgotti alla luce delle indagini sperimentali.

  1. Francesco Ratti (m. Roma 1886)

Farmacologo e chimico, dopo essere stato per circa un ventennio l’unico docente di chimica all’Università “La Sapienza” di Roma, nel 1872 fu sostituito nell’importante incarico da Stanislao Cannizzaro, che del Ratti fu un acerrimo detrattore. Docente di chimica farmaceutica, dal 1881 al 1886 Ratti fu presidente del Consiglio Superiore di Sanità. In precedenza aveva presieduto la commissione romana per la riforma degli ospedali dei poveri (1879).

  1. Victor Regnault (Aix-la-Chapelle 1810 – Ginevra 1878)

Chimico e maestro indiscusso della fisica sperimentale francese, succedette a Gay-Lussac come professore di chimica all’École polytechinique di Parigi entrando all’Académie des Sciences nel 1840. Pioniere della fotografia, Regnault inventò un calorimetro che porta il suo nome. Instancabile fu l’attività di ricerca e sperimentazione delle regole matematiche nelle più svariate applicazioni.

  1. Wilhelm Konrad Röntgen (Lennep 1845 – Monaco 1923)

Si laureò a Zurigo e divenne professore di fisica teorica all’Università di Würzburg. Nel 1895 scoprì casualmente l’esistenza dei raggi X, durante un esperimento con i tubi a raggi catodici. Individuò la proprietà di tali raggi di attraversare campi elettrici e magnetici senza essere deviati. Ma la caratteristica che destò maggior interesse per l’impiego diagnostico dei raggi X fu il loro diverso assorbimento da parte dei tessuti organici. Per questi studi nel 1896 ricevette la Rumfold Medal della Royal Chemycal Society di Londra e nel 1901 il Premio Nobel per la fisica.

  1. Francesco Selmi (Vignola 1817-1881)

Chimico formatosi all’Università di Modena, è autore di importanti ricerche di tossicologia ed è considerato il fondatore della chimica colloidale. Il suo attivismo politico a favore dell’unità nazionale gli precluse l’accesso all’insegnamento universitario. Solo dopo l’Unità d’Italia fu chiamato alla cattedra di chimica all’Università di Bologna.

  1. Dioscoride Vitali (Cortemaggiore 1832 – Venezia 1917)

Dopo aver frequentato il corso di farmacia a Piacenza, nel 1856 si trasferisce a Torino dove lavora in farmacia e segue le lezioni di Raffaele Piria. Fu direttore per molti anni del “Bollettino Chimico Farmaceutico” di Milano e fu uno dei compilatori della Farmacopea Ufficiale del Regno d’Italia pubblicata nel 1892.

  1. Alessandro Volta (Como 1745-1827)

Fisico, compì numerose ricerche sull’elettricità e la natura dei gas. Ideò l’elettroforo e l’eudiometro elettrico, migliorò l’elettroscopio e l’elettroscopio condensatore. Le sue ricerche relative ad alcune esperienze sull’elettricità animale lo portarono nel 1800 all’ideazione della pila, primo generatore di corrente elettrica che permise lo sviluppo delle reazioni elettrochimiche.

Gli Angeli

Degno di nota è l’inserimento negli arredi di elegantissimi putti alati posti alla base delle cuspidi degli armadi. Il loro compito è sorreggere un cartiglio inciso che identifica lo scienziato ritratto sopra di loro.

Fonte di curiosità e oggetto di studio ancora da approfondire è un putto alato posto in un angolo, di fattura particolarmente raffinata: sul cartiglio che regge non c’è scritto alcun nome, ma le sibilline parole Deus Natura Homo


Le Lunette

Le lunette intagliate sono in totale sette, di cui quattro nel primo ambiente, più grande e riservato ai clienti, e tre nello spazio retrostante il bancone e l’arco divisorio, riservato al farmacista.

Le prime due (a destra e sinistra rispetto all’ingresso) contengono rappresentazioni allegoriche della Farmacia e delle Scienze naturali e della Medicina. In entrambi i casi sinuose figure femminili immerse nella vegetazione incarnano la conoscenza, venendo identificate nel primo caso dalla presenza del caduceo e di una coppa con serpenti attorcigliati, e nel secondo da un medaglione col profilo del mitico fondatore delle scienze mediche, Ippocrate, e dai libri del Corpus Hippocraticum.

La seconda coppia di lunette contiene senz’altro le raffigurazioni più originali. In quella di destra troviamo infatti la prima rappresentazione iconografica della scoperta dei raggi X, divulgata dal tedesco Röntgen nel 1895. Qui al sapore allegorico della figura femminile e dei vivaci putti che popolano tutte le scene scolpite, si uniscono fedeli riproduzioni di strumentazioni tecniche (come la macchina catodica) e si racconta la cronaca della prima lastra radiografica, effettuata sulla mano della moglie dello scienziato e qui riprodotta. Stesso registro nella lunetta opposta a sinistra, in cui si celebra la scoperta dell’elettricità con la pila di Volta, cavi elettrici, tubi catodici, saette e il parafulmine di Franklin.

Le lunette retrostanti il bancone hanno invece un tema unitario: il laboratorio chimico, con la riproduzione di strumentazioni presenti nei gabinetti scientifici di tutta Europa: vivaci fanciulli si divertono con alambicchi, bollitori, termometri, microscopi… e un immancabile omaggio a Galileo nel putto che scruta il cielo con un cannocchiale.


LA COLLEZIONE GINORI

Il corredo di vasi in porcellana e contenitori della farmacia Mazzolini-Giuseppucci è importante e prestigioso tanto quanto la sua architettura lignea. Ermogaste Mazzolini volle per la sua farmacia una dotazione esemplare e scelse il meglio: la serie lusso della manifattura più pregiata in circolazione, Ginori di Doccia. La collezione è pressoché integra, caso rarissimo, e comprende circa  400 pezzi tra vasi e contenitori in vetro, tutti corredati da cartigli in lacca e oro zecchino che identificavano le sostanze contenute.  Le porcellane sono circa 90, restaurate e conservate in ottime condizioni. Al valore artistico e materiale della collezione si unisce un alto valore scientifico, in quanto in essa si ritrovano ad una ad una tutte le voci della seconda edizione della Farmacopea Ufficiale del Regno d’Italia, importantissimo strumento di omologazione di pesi, misure e sostanze consentite sul territorio nazionale la cui prima redazione, esposta all’interno del museo, risale al 1892.

INFORMAZIONI PER LA VISITA

1896 – Museo della Farmacia Mazzolini-Giuseppucci è aperto da martedì a sabato, dalle 10.00 elle 13.00 e dalle 16.30 alle 20.00.

INGRESSO LIBERO, con possibilità di prenotare visite guidate anche al di fuori dell’orario d’apertura.

Per informazioni e prenotazioni: tel. 0732 629859

e-mail: info@farmaciagiuseppucci.com

14 Comments

  1. Marta sui Tubi

    Volevo essere la prima!!!!
    Non sapevo di questo gioiello, direi uno scrigno.
    Baci Marta

  2. Giuseppe Fiorio

    Una realtà molto bella, poco nota, ma interessantissima.
    Buon weekend Giuseppe F.

  3. Andrea Torrini

    Trovo questo posto stupendo, fuori dal tempo. Un di quelli difficili da conoscere.
    Uno scrigno. Aspetto con interesse le vostre pubblicazioni. Andrea

  4. Davide Cellini

    Carissimi Fratelli, ho visitato qualche anno fa questo meraviglioso scrigno, credo che l’ articolo descrivi davvero con dovizia la Farmacia è faccia assaporare per pochi minuti l’atmosfera intrisa di storia e Magia che respira intrandovi . Un TFA

  5. Nuovo Giglio

    L’articolo redatto è cosi coordinato,completo, esaustivo e articolato che neanche i curatori del Museo Mazzolini avrebbero potuto fare di meglio. Questo sito storico è davvero particolare e rende davvero l’idea di quanto i Massoni siano in grado i realizzare. Grazie.
    Con il T.’.F’.’A’.

  6. Gemma di Luna

    Posto pazzesco,
    Veramente bello…
    Itinerario nascosto veramente uno scrigno.
    Ottimo anche l’articolo .
    Continuate ci piace.
    Gemma

  7. Chiara di Tarso

    Buona Domenica,
    Leggevo l’articolo della Farmacia, molto bello ed interessante, non solo libri di Pietra è scenari noti.
    Ottimo

  8. Elena Silvestrini

    Buona sera a tutti,
    mi piace molto questo articolo, perché parla di un patrimonio inestimabile, veramente poco noto al grande pubblico.
    E’ meritoria questa opera divulgativa ho apprezzato anche che come avete spesso fatto anche in questo articolo coinvolgiate i responsabili delle strutture, come fatto per la Direttrice della Villa Durazzo Pallavicini di Genova. E’ bello il tocco esoterico che sapientemente sapete dare a questi capolavori tutti italiani. BRAVI, BRAVI, BRAVI Elena Silvestrini Roma

  9. carmen maurisi

    Ma dove li andate a scovare? Bello
    like

  10. marsilio ficino

    buon primo maggio
    ero al mare con il mio tablet e mi sono imbattuto nel vostro sito cercando mete alternative lo scorso weekend.
    Mi sembra tutto ben fatto, molto attento direi meticoloso.
    Prenderò spunto per qualche weekend alternatvo.
    un cordiale saluto

  11. Pascarelli Arduino

    Mi chiedo, ma tutta questa volontà chi ve la dà? È un impegno costante, onestamente io mi sarei fermato alla terza massimo quarta pubblicazione. Credo che certe cose si fanno solo per passione.
    Complimenti, vedo che ci credete. Non sono un massone e forse non capisco, ma comunque rispetto la qualità dei contenuti e la vostra costanza vi fa onore.
    A. P.

  12. Claudia Merino

    Domani….
    Sono assolutamentecuriosa?

  13. clelia romano

    Carissimi Fratelli,
    vi leggo con entusiasmo.
    Mi piace il blog, interessante
    Clelia.:

  14. Lucia Merisi

    Oggi è giovedì.
    Mancano poche ore alle 17.00…..
    Ci sarete?
    Puntuali come sempre….

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Gran Maestro

Il Ser.·.mo Fr.·. Domenico Vittorio Ripa Montesano.·. è nato in un'antica Famiglia con ininterrotti Tramandi Iniziatici e Massonici, giunti alla quarta generazione. Iniziato all’Arte Reale in giovanissima età, ha ricoperto ruoli apicali nell’Istituzione rivestendo prestigiosi crescenti incarichi, che lo hanno portato oltre un decennio fa a giungere al Grande Magistero. Attivo in numerosi Cenacoli Iniziatici Nazionali ed Internazionali, con l’unanime supporto dei Fratelli, Governa dalla sua Fondazione la Gran Loggia Phoenix degli A.·.L.·.A.·.M.·. Scrittore, Saggista e relatore in numerosi convegni nazionali, è autore di molteplici pubblicazioni e studi esegetici sui Rituali della Massoneria degli A.·.L.·.A.·.M.·. . Cura la Collana "Quaderni di Loggia" per la Casa Editrice Gran Loggia Phoenix® da lui Diretta.

Facta non Verba

"FACTA NON VERBA" è la Divisa* della Gran Loggia Phoenix degli A.·.L.·.A.·.M.·. ed esprime sintetizzandolo un aspetto fondamentale della Nostra Filosofia di Vita, che diviene un abito mentale da riverberare positivamente anche una volta usciti fuori dalle Colonne.


* E’ il Motto tracciato su un cartiglio. Nel Nostro Stemma Araldico in lettere Azzurre su nastro d’Oro, incorniciato e sorretto da due rami di Acacia. Esprime in maniera allegorica pensieri o sentenze, definite anche imprese araldiche. Nella Tradizione dell’aspilogia sono costituite di corpo (figura) e anima (parole).

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